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Agli studenti, alle famiglie, ai docenti e al personale ATA giunga il mio personale e sentito augurio di Buon Anno Scolastico.

L'anno scolastico appena trascorso è stato molto denso di innovazioni e tutti, studenti, famiglie, docenti, personale ATA e il Dirigente in primis, hanno sentito la  responsabilità di questo percorso chiamato “buona rotta”.

L'anno che sta iniziando non avrà minor peso, perché a tutta la comunità scolastica verrà richiesto di coltivare quanto già ampiamente seminato affinché porti, al più presto, i suoi frutti.

Il primo giorno di scuola non crea ansie solo negli studenti, ma anche nei docenti, addirittura in quelli con tanti anni di esperienza alle spalle, questo perché ogni nuovo anno scolastico porta con sé novità ed incognite e, nel caso di un docente, molte responsabilità.

La fatica non ci fa paura, sosterremo le nostre idee e i nostri progetti anche quando i meno propensi a darci una mano e coloro i quali indicheranno solo le disfunzioni non mancheranno all'appello, guardandosi bene dallo sporcarsi poco più della punta dell'indice.

È importante ricordarsi che, nel bene o nel male, insegnanti e genitori finiscono per essere un modello per i giovani: se ci si dimostra scortesi o inopportuni, essi ne ricaveranno un modello di comportamento inadeguato, alla luce di ciò ci auspichiamo una proficua alleanza educativa scuola – famiglia per garantire un reale successo formativo.

È fondamentale che gli studenti vedano l’insegnante come una persona che ha fiducia di sé, in modo da lasciarsi guidare e sentirsi al sicuro nell’essere guidati.

Mai dimenticare che gli studenti, di qualsiasi età, hanno bisogno di qualcuno su cui contare. La funzione docente, pertanto, diventa essenziale ed è ancor più efficace quanto si lavora di squadra per raggiungere un’unica meta.

Oggi è difficile educare perché il nostro impegno di formare, a scuola e nelle famiglie, il cittadino che collabora, che antepone il bene comune a quello egoista, che rispetta e aiuta gli altri, è quotidianamente vanificato dai modelli proposti da chi possiede i mezzi per illudere che la felicità è nel denaro, nel potere, nell'emergere con tutti i mezzi, compresa la violenza.

A questa forza perversa noi dobbiamo contrapporre l'educazione dei sentimenti: parlare di amore a chi crede nella violenza, parlare di pace preventiva a chi vuole la guerra.

Dobbiamo imparare a fare le cose difficili, come disse Gianni Rodari in una delle sue ultime poesie: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco, liberare gli schiavi che si credono liberi.

Mi piace chiudere questa lettera rammentando il proverbio africano: "per crescere un bambino è necessario un intero villaggio", ovvero, una comunità si prende cura dei piccoli, perché li sente parte di sé.

Provo a tradurlo per contestualizzarlo nella cultura scolastica: "per istruire un bambino è sufficiente (forse) un insegnante. Per educare un bambino è necessaria un’intera scuola ".

                                                  Il Dirigente Scolastico 
                                                             - Alfonso COSTANZA -